Baby Driver: un inseguimento musicale tra rapine e amore
Baby Driver è una pellicola del 2017, della durata di 115 minuti, scritta e diretta da Edgar Wright, già regista della famosa “trilogia del cornetto” comprendente il mitico Shaun of the Dead (L’alba dei morti dementi).
Il film segue le spericolate avventure di Baby, un ragazzo rimasto orfano da piccolo e che, in seguito ad un incidente, è affetto da acufene.
A causa del suo disturbo infatti, il giovane protagonista porta costantemente le cuffie collegate ad Ipod sempre diversi, ascoltando e facendo ascoltare allo spettatore delle canzoni, delle più variegate, per praticamente tutta la durata del film.
Il simpatico espediente narrativo utilizza questo metodo per comporre la colonna sonora del film, ascoltata realmente da chi è di scena, mentre si susseguono i vari eventi della trama.
A causa di un errore di gioventù, per riuscire a ripagare il suo debito e chiudere con questo stile di vita, il nostro eroe si ritrova a lavorare in qualità di autista per un losco individuo che organizza rapine con i più stravaganti e scellerati criminali della città.
Il film è quindi un action dai toni scanzonati che mostra, tra un colpo in banca e l’altro, la vita di Baby e le sue innate abilità da pilota.
Con piani sequenza ed una regia di tutto rispetto, il film prosegue liscio come l’olio divertendo ed intrattenendo lo spettatore, grazie anche alla partecipazione di nomi come Jamie Foxx e Kevin Spacey.
La trama però non è solo rapine e adrenalinici inseguimenti; nell’opera di Wright c’è anche spazio per l’amore tra il nostro protagonista ed una bella cameriera, anche lei appassionata di musica.
I toni come già detto sono molto leggeri ma, proseguendo su questa autostrada ricca di adrenalina, non può sempre andare tutto per il meglio al nostro autista che si ritroverà, suo malgrado, a prendere decisioni sempre più difficili, sempre più mature, accompagnando una evoluzione del suo personaggio di pari passo ad un cambiamento dell’aria percepita, divenuta assai più seriosa, unita ad un aumento dei “rischi del mestiere”.
La musica viene osannata e portata ad un livello molto più alto del gradevole accompagnamento; questo elemento viene dal regista perfettamente contestualizzato, non solo per il problema fisico di Baby, anche nel contesto narrativo.
Gli anni ‘70, ’80 ed oltre riesplodono in chiave Pop davanti ai nostri occhi e dentro le nostre orecchie, con pezzi noti al grande pubblico, mentre le auto sfrecciano e le pistole scoppiano in sequenze al cardiopalma ed una parte finale frenetica e d’impatto.
Baby Driver è senza ombra di dubbio, con mia grande sorpresa, un opera tanto semplice nel contenuto quanto complessa ed elaborata nella forma, riuscendo a non risultare per nulla banale e strizzando, secondo la mia impressione, l’occhio al Drive di Refn con protagonista Ryan Gosling.
Di Mario Penniello
"Voglio che andiamo ad Ovest, con un auto che non possiamo permetterci e un piano che non ho."
-Baby-
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