Nightcrawler – Lo Sciacallo
Lo sciacallo è una pellicola del 2014, della durata di 117 minuti, scritta e diretta dal regista Dan Gilroy, qui al suo debutto, con protagonista Jake Gyllenhaal.
Il film segue la quotidianità di Lou, un uomo che si guadagna da vivere rubando e rivendendo materiali metallici o qualsiasi altra cosa gli capiti a tiro.
Una sera, di ritorno a casa, assiste ad un incidente d’auto a cui accorre subito la polizia.
Incuriosito decide di accostare mentre vede sopraggiungere sul luogo alcuni cameramen, intenti a filmare quanto accade dinanzi ai loro occhi.
Dubbioso su quello che per lui è un qualcosa di nuovo, il ladruncolo scopre che questi uomini filmano e rivendono, alle emittenti giornalistiche televisive, girati di crimini, incidenti mortali e tutto ciò che può fare notizia, passando la notte per le strade della città.
Deciso quindi a dare una svolta alla sua vita, Lou “acquista” una videocamera ed inizia a fare anche lui riprese, piuttosto amatoriali, dei crimini a cui gli capiterà di assistere rivendendoli al network di Nina, interpretata dall’affascinante Rene Russo.
Spinto da una sempre più grande ambizione e con l’aiuto di Rick, il suo nuovo sottopagato e sfruttato assistente il cui volto corrisponde al buon Riz Ahmed, Lou inizia ad andare sempre più oltre i limiti della morale e del legale pur di avere l’esclusiva in merito ai video migliori.
Con il procedere della visione, diveniamo sempre più testimoni di una irrefrenabile voglia di aumentare i propri introiti e di scalare le vette di questa nuova carriera.
Iniziamo quindi a conoscere sempre più a fondo sia il nostro crudele protagonista, sia il contesto alla quale il film sembra, in maniera neppure troppo velata, essere orientato.
Con la sua sceneggiatura, Gilroy mette in scena un mondo popolato da insaziabili sciacalli, animali che si aggirano per le strade alla ricerca di vite, o carcasse, da spolpare sino al midollo.
Il concetto di arrivismo e la metafora animalesca sono gli elementi cardini di una denuncia sociale chiara e forte, approfondendo e contestualizzando questa chiave di lettura, in particolar modo, al mondo giornalistico.
L’invadenza dei media è un fenomeno ormai ben noto a tutti; uomini e donne pronti ad entrare di prepotenza nelle vite delle vittime, nelle loro case, mancando del giusto tatto che invece bisognerebbe, umanamente, avere in determinati momenti, dinanzi a delle tragedie.
Quando si sceglie cosa mandare in onda e cosa invece scartare, certi cotesti rendono importante e visibile nella pellicola anche un certo messaggio politico messo a nudo dal regista; se muore un povero uomo o magari un immigrato, egli non fa certo notizia come l’omicidio di una ricca famiglia bianca dei quartieri borghesi.
Così facendo, viene minimizzata l’importanza di quella vittima, di quella vita, rispetto a quelli che dovrebbero essere solo altri esseri umani come lui, ritenuti maggiormente degni di nota per una semplice ed ingiusta gerarchia non scritta.
Jake Gyllenhaal dà sempre il meglio di sé e questa volta lo fa nel prendere le spoglie di un uomo che vive alla giornata in maniera tutt’altro che onesta.
La sua interpretazione di Lou, che è il vero pilastro di questa storia, fa inizialmente pensare che egli sia un qualche individuo magari affetto da una qualche sorta di difficoltà mentale.
In realtà, procedendo con la visione, vediamo come egli sia un insaziabile mente che, come una spugna, assorbe ed elabora qualsiasi concetto gli venga mostrato o spiegato.
Inizia quindi la trasformazione da piccolo delinquente sociopatico in quella che si rivela essere una fredda e famelica creatura in grado di compiere atti scellerati e meschini pur di ottenere il suo agognato bottino.
Gyllenhaal riesce, anche solo con uno sguardo, ad incanalare ed esternare una spietata crudeltà, in grado di rendere la sua interpretazione inquietante, quasi da brividi.
Il ritratto di un individuo facente parte di una società a cui ci si vuol fingere di non appartenere; perché anche se non lo si vuole ammettere, a fine visione, ciò che il regista ha voluto mostrare non è certo un eroe e neppure un lieto artefatto, ma bensì il vero ritratto di una società sporca che, sempre più spesso, si ritrova le mani coperte del sangue della gente per bene.
Di Mario Penniello
“E se il mio problema non fosse che non capisco la gente, ma che non mi piace la gente?”
-Lou Bloom-
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